La locandina CARAGLIO (5 luglio) - E' stata inaugurata oggi nella Sala delle Colonne del Filatoio di Caraglio la mostra curata da Alessandro Abrate, ''Le stanze di Giò. Una donna e la sua singolare collezione di abiti'', organizzato dall?associazione culturale Marcovaldo e dal Comune di Cuneo con il coordinamento di Mario Cordero. Sarà visitabile fino al 21 settembre dal martedì al sabato dalle 14,30 alle 19, la domenica e i festivi dalle 10 alle 19 (chiusura straordinaria il 16 e 17 settembre). Il costo del biglietto di ingresso intero è di 5 euro, 3 euro il ridotto. ?La mostra ? spiega Mario Cordero, direttore del Dipartimento Rete Museale dell?associazione culturale Marcovaldo - presenta principalmente la collezione di abiti e accessori appartenuti a Giovanna Abrate, donata al Museo Civico di Cuneo dal fratello Alessandro nel 1997, anno successivo alla morte di Giò. Si tratta di abiti che, partendo dalla fine dell?Ottocento, giungono ai primi anni Settanta del Novecento, testimoniando il percorso della moda in questo arco di tempo così denso di avvenimenti sociali, politici e culturali. La scelta del Filatoio come luogo in cui allestire la mostra non è casuale: il setificio caragliese, infatti, è ormai diventato a tutti gli effetti sede di un discorso espositivo giocato su vari registri, dalla storia della seta, all?arte contemporanea e alla moda. Un percorso che quest?anno è cominciato con la mostra ?Non tutti i bruchi diventano farfalle?, è continuato con ?Collectors 2? e ?Pop Design? e si concluderà con l?inaugurazione di ?Fantasie guerriere? a settembre?. ?Il titolo della mostra ? continua il curatore, Alessandro Abrate ? è stato scelto per certi versi adattandolo alla particolare configurazione della Sala delle Colonne, in cui è possibile creare un percorso a stanze, ed anche perché si può prestare ad una sorta di itinerario in cui sorpresa e stupore possono far presa sui visitatori e coinvolgerli in un ?altrove? evocativo della singolare personalità di una ragazza come tante, partita dalla provincia di Cuneo per studiare nella Torino degli anni Sessanta: di qui le passerelle italiane della moda, la pubblicità, gli studi fotografici e del cinema, le frequentazioni del jet set internazionale, ma anche la realtà quotidiana degli scioperi studenteschi e di fabbrica, le rivendicazioni sociali, il fermento di anni complessi, densi di cambiamenti radicali?. L?allestimento della mostra si può suddividere in tre parti. Nella prima gli abiti scelti dalla collezione (una cinquantina) vengono presentati indossati da manichini, appoggiati su tavoli e sedie, mentre altri frammenti di abiti e gli accessori sono disposti in vetrine e mobili. A parete sono presentate grandi immagini raffiguranti Giò con un determinato abito, in costumi e atteggiamenti particolari, oppure riprese da riviste dell?epoca, così da poter effettuare un riferimento storico-visivo ed emozionale con i materiali esposti. Nella seconda parte, invece, sono proiettati contemporaneamente due video: un documentario sugli avvenimenti più importanti della fine degli anni Sessanta ed i primi anni Settanta ed un filmato dedicato alla collezione di abiti e alle immagini di Giò. Nella terza, infine, viene proposto un percorso per immagini con le foto in bianco e nero che Luigi Spina ha scattato a Giò: una carrellata di ritratti in cui il noto fotografo ha colto l?intensità espressiva e drammatica che il viso ed il corpo di Giò sapevano trasmettere.

Canale: local - Autore: Cuneo Notizie - Data: 06 Luglio 2008 - Cerca simili - Permalink - Condividi

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